mercoledì 4 ottobre 2017

Recensione: "E poi ci sono io" di Kathleen Glasgow


"E poi ci sono io" 
di Kathleen Glasgow


Rizzoli - Pg. 442
Prezzo: 19 euro

TRAMA

«Tutto quello che si rompe, comprese le persone, si può aggiustare. Ecco come la penso io.» A soli diciassette anni, Charlotte Davis ha già trovato un rimedio per calmare la sofferenza che prova. Per non pensare all'amato padre che ormai non è più con lei, per non pensare alla sua migliore amica che l'ha lasciata, per non pensare a una madre che da molto tempo non la capisce, a Charlie basta avere a portata di mano un pezzo di vetro. Un coccio di bottiglia, un gesto secco, un taglio sulla pelle: e dentro si fa largo una specie di sollievo. Charlie è ricoverata in un istituto psichiatrico di St. Paul, nel Minnesota, un microcosmo abitato da altre ragazze come lei, ragazze sole, ognuna un mondo da decifrare, ognuna intrappolata in un diverso dolore. Boccioli di donne ancora troppo chiusi, duri, terrorizzati dall'aprirsi alla vita, sprovvisti di misure di difesa e dunque trascinati via dalla corrente dell'autolesionismo. Le ragazze tra di loro si prendono in giro, si raccontano, immaginano il futuro, c'è chi vorrebbe uscire di lì e chi invece vuole restare al riparo di quelle mura. Charlie, al momento delle dimissioni, non sa dove andare, dato che la madre non la vuole con sé. Sarà allora nella lontana Arizona, dove il sole è rovente e un amico l'aspetta, che potrà provare a riconquistare uno spazio di gioia e nuovi progetti. Il lavoro in una tavola calda e certi inattesi incontri sono linfa benefica, ma quel suo debole entusiasmo viene deluso in fretta: per ricominciare davvero, allora, cosa serve? "E poi ci sono io" è una storia viscerale, aspra e dolce come i diciassette anni di Charlie, un romanzo che parla di adolescenza con onestà, guardando dritto negli occhi di chi pensa di non farcela e crede di essere destinato a scivolare per sempre; è una storia fatta di cadute, improvvise speranze e ripartenze, che ci ricorda quello che siamo stati e quale coraggio serve per riprendere la strada.


Vi capita mai di finire un libro e di non riuscire a esprimere ciò che vi ha dato o ciò che provate? 
Personalmente mi capita poche volte ma in questo caso è stata davvero dura.
"E poi ci sono io" parla della storia di Charlie.
Charlie e il suo modo di non riuscire a stare al mondo, il dover punirsi per questo come se il mondo le risucchiasse l'energia e l'aria per respirare. 
Charlie trova conforto nel silenzio, nel disegno e in ciò che conosce fin troppo bene, tagliarsi con dei pezzi di vetro. Per lei quei strumenti sono un kit, qualcosa a cui ricorrere quando quella gabbia si stringe troppo. 
Nella prima parte del libro conosciamo una ragazza che si ritrova in un ospedale psichiatrico insieme ad altre ragazze che come lei si fanno del male. 
Purtroppo, dopo un po', l'ospedale non può più tenerla e la rimanda a casa con la madre.
Charlie e la madre non hanno rapporto, non possono coesistere insieme e infatti la madre preferisce mandarla a casa di un vecchio amico della ragazza. 
In Arizona, tenta di ricominciare veramente, si trova un lavoro come lavapiatti lottando ogni giorno contro i suoi demoni. Nel locale incontra Riley, un ragazzo con seri problemi di droga e alcolismo ed è qui che la stabilità della ragazza verrà di nuovo messa alla prova.

"Hai preso qualcosa?". Gli rispondo di no e mi giro verso il muro.
"Ho perso qualcosa, ho perso alcune cose" gli dico.
"Continuo a perdere cose. Sono stanca."

Questa storia mette alla dura prova chi come la protagonista conosce quella sensazione di impotenza verso una vita troppo stretta. L'autrice parla di argomenti che conosce e lo si nota nel modo in cui ne racconta, quello che leggerete è reale e riesce perfettamente a rendervi consapevoli che cosa significa essere una di loro. 
L'autrice si concentra molto sul rapporto di Charlie e Riley, come se l'uno trovasse conforto nell'altro, ritrovandosi a proprio agio nell'essere fuori controllo ed è per questo che si aggrapperanno nonostante quei demoni vincano anche su questo.
La terza parte del libro parla di coraggio e amicizia perchè qualcuno là fuori vi vede e vi vedrà sempre e cercherà in qualche modo di farvelo capire. 
Vorrei davvero poter dire di più ma le mie parole non riuscirebbero a rendere ciò che questo libro comunica.

"Questo dolore" dice, sedendosi e sistemandosi il tovagliolo sulle ginocchia. 
"E non mi riferisco a ciò che è successo con quel giovanotto, perchè quelle cose vanno e vengono, è una delle lezioni dolorose che impariamo. Io credo che il tuo dolore sia di un altro tipo. Forse il dolore di stare al mondo senza sapere come starci. Non so se mi spiego." 
Beve un altro sorso di vino.
"Tutti vivono quel momento, credo, il momento in cui succede qualcosa di così...cruciale, che il tuo stesso essere va in mille pezzi. E a quel punto ti devi fermare. Passi molto tempo a raccogliere i tuoi pezzi. E te ne serve veramente tanto, di tempo, e non per rimetterli insieme com'erano, ma per assemblarli in un modo nuovo, non necessariamente un modo migliore. Direi più in un modo che riesci a sopportare, finchè non capisci per certo che questo pezzo va qui e quell'altro lì."


PUNTEGGIO


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