martedì 10 marzo 2015

Recensione: Avventura alla stazione di servizio di Pietro Gandolfi (Dunwich Edizioni)

Buongiorno a tutti lettori! Oggi torno con una recensione dedicata ad un racconto inviatomi gentilmente da Dunwich Edizioni dal titolo "Avventura alla stazione di servizio" di Pietro Gandolfi.

TITOLO: Avventura alla stazione di servizio
AUTORE: Pietro Gandolfi
EDITORE: Dunwich Edizioni
PAGINE: 62 pg
PREZZO: 0,99 euro

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TRAMA

Nathan è un bambino come tanti; ha un padre, una madre, forse qualche sogno nel cassetto.
È un normale pomeriggio per lui e, anche se è costretto a trascorrerlo nei pressi di quello squallido diner, nulla lascia intendere quanto una manciata di ore si dimostrerà importante per il suo futuro.
Nathan scoprirà il valore della propria indipendenza, il piacere dell’amicizia e forse persino l’amore. E il sesso… un mondo nuovo ai suoi occhi ancora innocenti.
Ma verrà a conoscenza anche del lato oscuro dell’uomo e forse si perderà nel vortice generato dalla sua violenza.
Dopo quel pomeriggio, Nathan non sarà mai più lo stesso: crescerà fino a diventare una persona migliore, di sicuro diversa e, chi può dirlo, forse addirittura un uomo.
Perché in fondo la sua strada è solo all’inizio.

Avventura Alla Stazione di Servizio è un racconto di formazione, è il percorso di dannazione di ognuno di noi.

AUTORE

Pietro Gandolfi si alimenta di orrori, poi li digerisce fino a espellerli ricoperti da una patina di puro disagio. C’è chi continua a paragonare il suo lavoro a quello di Stephen King, anche se lui è ancora dell’idea di ispirarsi più a Clive Barker e Richard Laymon. In fondo non gli importa, almeno fino a quando non verrà paragonato a Federico Moccia. Ha pubblicato tre libri, l’antologia personale Dead of Night e i romanzi La ragazza di Greenville e William Killed the Radio Star; suoi racconti compaiono in Il paese dell’oscurità, Urban Italian Legend, Poker d’orrore, Un assaggio di Dunwich e Splatter. Pubblica in proprio il romanzo breve Who’s Dead Girl? ed è prossimo al debutto con il suo primo fumetto, The Noise, per le matite di Nicola Genzianella (Dampyr).
Per lui l’orrore non ha frontiere, è sufficiente che si dimostri abbastanza viscerale e diretto da tenere alto l’interesse del suo pubblico. Senza filtri, senza censure. Perché l’orrore è tutto attorno a noi, basta avere il coraggio di non voltare la testa dall’altra parte.

RECENSIONE

Nathaniel Moore, ha 12 anni. Il padre ama la musica country ed è proprietario di una cereria e la produzione di candele è la principale fonte di guadagno. 
Un giorno, Nathan, accompagna il padre per la consegna di alcune candele nelle varie chiese della zona. Durante il tragitto, l'auto sembra avere dei problemi e tra soste e incitamenti poco "gentili" del padre, riescono ad arrivare ad una stazione di servizio.
In attesa dell'arrivo del pezzo per riparare l'auto i due sono costretti a rimanere alla stazione. 
Il padre scarica i figlio con qualche soldo per mangiare qualcosa al Diner. Il ragazzo, non sapendo come occupare il tempo, decide di entrare e ordinare un panino. 
Riflettendo, Nat si rende conto che la solitudine non gli dispiace affatto e proprio in quel momento comincia ad apprezzare anche l'idea di indipendenza. Il pensiero di trovarsi un lavoretto dopo la scuola non è più così cattivo e questo gli permetterebbe di distaccarsi dai genitori.
Contento di queste riflessioni, il nostro protagonista sfrutta quella sensazione e decide di comprare qualcosa da leggere con gli ultimi spiccioli al negozietto accanto. 
Dopo gli acquisti cerca un posto dietro alla stazione dove rilassarsi e leggere in attesa dell'auto.
Una presenza, però, lo scuote dalla lettura e alzando lo sguardo si trova davanti agli occhi un ragazzino\ragazzina dall'aspetto non definibile, dal nome PJ. 
I due iniziano a parlare e il "nuovo amichetto\a" lo invita ad andare nella propria casa. Nathan, decide di seguirlo\la non sapendo che cosa aspettarsi.
Se potessi definire con una parola ciò che leggerete da questo momento in poi vi direi "agghiacciante" ma nonostante il freddo che inizierà a scorrervi sulla pelle continuerete la lettura fino alla fine.
Sono davvero meravigliata dal modo in cui questo racconto è stato trattato. L'inizio riporta una scena normale tra padre e figlio ma ciò che succede dall'incontro con P.J è totalmente cupo, macabro e malato. 
Le descrizioni della casa richiamano una sporcizia non solo visiva nell'ambiente ma presente anche negli animi di chi abita tra quelle mura.
Nathan si ritroverà a vivere un'esperienza inquietante e disastrosa per la sua anima e questo lo porterà a compiere delle scelte dettate da una voce "maligna" e una nuova consapevolezza.
L'autore ha fatto emergere in poche pagine l'orrore di un'anormalità estrema e questo si contrasta nettamente con la prima parte dove troviamo una "normalità" di routine. 
Personalmente sono rimasta colpita e molto scossa dalla lettura. Pietro Gandolfi, almeno secondo le sensazione che ho provato al termine, ha creato un mix tra la pazzia dei protagonisti e delle scene di "La casa dei 1000 corpi", film di Rob Zombie e l'atmosfera di "Infernalia" antologia di racconti di Clive Barker. 

PUNTEGGIO




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